Ortocheratologia, effetti e sicurezza: 7 anni di conferme

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ortocheratologia effetti e sicurezza

Ortocheratologia, se la scienza parla chiaro

Ho trovato molto interessante, oltre che notevolmente incoraggiante, lo studio retrospettivo condotto dai ricercatori Guo X e Xie P, negli anni 2000 e 2005, sugli effetti e la sicurezza delle lenti a contatto ortocheratologiche.
Lo studio ha, infatti, valutato gli effetti indotti dall’utilizzo di lenti a contatto ortho-K, in un arco temporale di sette anni, sullo spessore corneale (pachimetria) e sulla densità cellulare dell’endotelio corneale (ultimo strato della cornea composto da cellule non in grado di rigenerarsi) e ha analizzato eventuali eventi avversi di natura meccanica o infettiva a carico congiuntivale e/o corneale.

Lo studio

I ricercatori hanno individuato e seguito, nel centro di Optometria ed Oftalmologia Optometry & Ophthalmology Center, Beijing – Bei Yi, in Cina, un campione di 30 pazienti portatori di lenti a contatto ortocheratologiche da almeno sette anni. Per la rilevazione delle misure iniziali ed il monitoraggio delle eventuali modifiche nel tempo valutato (7 anni) si sono avvalsi dei seguenti materiali: un pachimetro a scansione ottica per la misurazione degli spessori corneali centrali e periferici; un microscopio endoteliale per eseguire la conta e valutare eventuali modificazioni di forma o dimensione delle cellule dell’endotelio della cornea ed un biomicroscopio con lampada a fessura, per classificare e verificare la presenza di complicanze congiuntivali o corneali.
Hanno poi suddiviso i 30 pazienti reclutati in due gruppi: il primo con miopia da bassa a moderata al di sotto delle -4.00 D (24 occhi) ed il secondo con miopia da moderata ad alta superiore a -5.00 D (20 occhi).

I dati presi in considerazione (pachimetria corneale, endoteliografia corneale, osservazione della superficie oculare) sono stati acquisiti e confrontati tra loro prima dell’inizio dell’applicazione delle lenti a contatto per ortocheratologia, dopo sei mesi, dopo un anno, dopo tre anni, dopo cinque anni e dopo sette anni di utilizzo continuativo.

I risultati

E i risultati parlano chiaro: gli spessori corneali centrali e periferici nei quattro quadranti corneali misurati (nasale, temporale, superiore e inferiore) non hanno mostrato alcuna variazione statisticamente significativa (F = 1.749, P = 0,076) durante i sette anni di utilizzo continuativo. La densità media delle cellule endoteliali corneali non ha avuto variazioni significative (F = 2.204, P = 0.088), così come anche i fattori relativi alle variazioni di forma delle cellule endoteliali (F = 2.097, P = 0,085). Stesso dicasi per l’area cellulare media e il coefficiente di variazione di dimensione delle cellule (F = 2.143, 2.114, P> 0.05).

Non è stata, inoltre, registrata alcuna differenza statisticamente significativa tra il gruppo con bassa/moderata miopia ed il gruppo con moderata/alta miopia, in relazione sia ai dati pachimetrici, sia ai dati rilevati con il microscopio endoteliale.

Solo una leggera incidenza di complicanze (meno del 7%) è stata osservata in superficie oculare ed ha coinvolto la cornea, mostrando colorazioni epiteliali risolte senza danni permanenti.

In altri termini, lo studio conferma, ancora una volta, la sicurezza a lungo termine dell’utilizzo di lenti a contatto ortochetatologiche (ortho-K). Tuttavia, come sempre sottolineo nei miei articoli sulla contattologia in generale e sull’ortocheratologia in particolare, solo la cogestione del paziente da parte dell’optometrista e dell’oculista, ognuno in relazione alle rispettive aree di competenze, unita al rigoroso rispetto del calendario delle visite di controllo e delle regole di gestione e manutenzione delle lenti a contatto può ridurre il rischio di contrarre infezioni, anche gravi, o incombere in complicanze di natura meccanica.

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